Dominazione asburgica

Sconfitto Napoleone a Lipsia, le potenze europee vincitrici si riunirono nel novembre 1814 a Vienna per procedere al ripristino delle condizioni politiche precedenti le conquiste francesi. Il grande artefice dei nuovi equilibri fu il primo ministro austriaco Metternich, che non permise la ricostituzione della Serenissima Repubblica di Venezia (di cui Bergamo aveva fatto parte) ed incorporò le sue strategiche terre nel vasto Impero Austro-Ungarico. Dal 1815 quindi la Lombardia e il Veneto andarono a costituire il Regno Lombardo-Veneto, governato da un Viceré che risiedeva per sei mesi alternativamente a Milano e a Venezia, dove avevano sede due governi distinti. Il territorio di Bergamo fu diviso in 18 distretti e 12 preture; Bottanuco apparteneva al V distretto di Ponte San Pietro (corrispondente all'Isola Brembana) e alla Pretura di Bergamo.

L'Unità d'Italia

Lo spirito nazionalista e libertario che era stato degl intellettuali tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, a metà del secolo diviene popolare. Furono i piemontesi Savoia a cogliere l'occasione e farsi paladini di questa spinta ideale tesa all'unificazione d'Italia. Fallita la prima guerra di Indipendenza per improvvisazione e inesperienza, la seconda venne preparata dal primo ministro piemontese Camillo Benso Conte di Cavour, il quale riuscì a guadagnare l'appoggio dell'imperatore Napoleone III.
All'azione militare partecipò anche Giuseppe Garibaldi, con un esercito volontario, seguendo un percorso passando per Lecco, Bergamo e Brescia. La guerra, dichiarata il 24 aprile 1859, portò in pochi mesi il Regno di Sardegna all'acquisizione di tutta la Lombardia, e all'annessione per plebiscito dell'Emilia, della Romagna e della Toscana.
I patrioti insoddisfatti convinsero Garibaldi a intraprendere la Spedizione detta poi "dei Mille" alla conquista del Regno delle Due Sicilie. L'impresa (5 maggio-26 ottobre 1860) consegnò a Vittorio Emanuele II di Savoia tutto il Meridione e parte dei territori Vaticani (riconsegnati però in seguito al Papa).
Il 17 marzo 1861 il primo parlamento nazionale proclamò il Regno d'Italia.
Bergamo legò il suo entusiasmo patriottico a Garibaldi, tanto da essere da lui definita "Città dei Mille". Tra i bergamaschi più insigni meritano un ricordo Gabriele Camozzi, Nino Bixio, Francesco Nullo, Vittore Tasca, Daniele Piccinini, Gabriele Rosa.
Bottanuco è particolarmente legato alla figura di Cesare Scotti, garibaldino originario di Medolago. Aggregato alla VIII Compagnia di Ferro, divenne poi sergente furiere della I Compagnia, 3° Battaglione, Divisione di primo sbarco. Congedato a Reggio Calabria il 29 agosto 1860 (per precarie condizioni di salute) ricevette comunque le medaglie onorifiche e la pensione dei Mille, decretata nel 1865. Tornato alla vita civile soggiornò dapprima in Milano, per poi trasferirsi il 18 settembre 1866 a Bottanuco, con la moglie (Giuseppa Sacchetti) e la figlioletta Ida, in località Cascina Cerro n. 33. Aprì un'osteria, detta del Palazzo, perché situata nello storico edificio dei Conti Morlacchi. La tradizione vuole che in questa osteria si formasse il primo nucleo del gruppo folkloristico de "I Sifoi". Lo Scotti ebbe ancora un figlio (Pietro) e una figlia (Emma Diana). Cesare Scotti morì il 3 dicembre 1895. 

Novecento

Le conquiste coloniali

Anche l'Italia si lasciò travolgere dall'ambizione di essere annoverata tra le grandi potenze; partendo quindi dall'acquisto del porto di Assab sul Mar Rosso si lanciò alla conquista del Regno d'Etiopia, uno degli stati africani meglio organizzati dell'epoca. Dopo numerose sconfitte militari, l'Italia riuscì ad impossessarsi di terre eritree, somale, libiche ed etiopiche (in epoca fascista). Vittorio Emanuele III divenne così Imperatore di Etiopia. Anche Bottanuco donò le sue vittime alle mire espansionistiche di Casa Savoia. Enrico Battista Pagnoncelli morì nel primo eccidio subito dalle armate italiane a Dogali nel 1887; i fratelli Giovanni e Alessandro Scaglia, caddero nel 1937 in Etiopia, dopo essere stati reclutati di forza come volontari fascisti.

La Prima Guerra Mondiale

L'Italia rimase neutrale per quasi un anno allo scoppio del primo conflitto mondiale. Il gruppo interventista trovò tuttavia nella guerra un'occasione per potere riscattare le terre "irredente"; fu così che il 24 maggio 1915 anche l'Italia prese parte alla guerra. Con la pace di Versailles, dopo l'armistizio del 3 novembre 1918, l'Italia acquisì il Trentino, l'Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia e l'Istria.
Concluso il conflitto, la comunità di Bottanuco volle commemorare il sacrificio dei tanti figli morti per la patria con un monumento, ancora oggi esistente. Alto 5 metri, di formata piramidale, sormontato da una croce e decorato da corone d'alloro in pietra è costruito in ceppo e conglomerato del fiume Adda. Lastre di marmo recano incisi i nomi dei caduti.

BOTTANUCO AI SUOI FIGLI CADUTI PER LA PATRIA
INNALZATI DAL SACRIFICIO ALLA GLORIA DEGLI EROI
- MDCDXX -

Albergati Vittore, Angioletti Daniele, Ardenghi Antonio, Ardenghi Giovanni,
Bravi Antonio, Bravi sac.te Callisto, Bravi Carlo di Giuseppe,
Bravi Carlo di Mass.o, Caldari Luigi, Colleoni Carlo, Colleoni Giovanni,
Foglieni Gabriele, Marchesi Antonio, Paganelli Luigi, Paganelli Pietro,
Pagnoncelli Daniele, Pagnoncelli Raffaele, Ravasio Natale, Ravasio Pietro,
Riva Angelo, Rota Carlo, Ruggeri Vittore, Scaglia Luigi, Tasca Angelo,
Caldari Giuseppe, Madona Giuseppe, Mojoli Giovanni, Pagnoncelli Basilio.

XXIV MAGGIO MDCDXV - IV NOVEMBRE MDCDXVIII


La Seconda Guerra Mondiale

L'Italia, pur legata dal Patto d'Acciaio con la Germania, non entrò subito in guerra al fianco di Hitler, ma aspettò il 10 giugno 1940, quando la vittoria tedesca sembrava ormai prossima e inarrestabile. Invece la guerra si trascinò ancora per cinque anni con la disfatta dell'Asse Roma-Berlino-Tokio. L'8 settembre 1943 il generale Badoglio con gli Alleati divise l'Italia in due: per il meridione iniziarono la pace e la ricostruzione, per l'Italia settentrionale la guerra continuò ancora più crudele perché si aggiunse il conflitto civile tra coloro che rimanevano fedeli al vecchio regime e coloro che lo combattevano nel nome del nuovo governo italiano.

Per Bottanuco, vittima dello scontro armato fra partigiani e repubblichini fu Emilio Scaglia, medaglia d'argento al Valor Militare. Il 10 ottobre 1943 decise di unirsi ai partigiani ed entrò nella Banda Napoli operante a Roma. Arrestato il 28 marzo 1944 dai nazisti delle S.S., fu processato nel Palazzo Braschi a Roma e condannato a morte; fu fucilato alle ore 10 del 3 giugno, alla vigilia della liberazione di Roma. Di lui è stata conservata l'ultima lettera spedita alla madre due giorni prima dell'esecuzione. Fu sepolto a Roma, dove riposa tutt'ora, ed è ricordato in una lapide delle Fosse Ardeatine.
In onore dei caduti e dei dispersi della seconda guerra mondiale, Bottanuco ha aggiunto alla base del Monumento dei caduti la lapide con i loro nomi: Albergati Giovanni, Bravi Angelo, Carminati Antonio, Esposito Battista, Foglieni Camillo, Foglieni Mario, Lego Agostino, Madona Giuseppe, Manzini Luigi, Manzini Paolo, Mapelli Giuseppe, Paganelli Pietro, Pagnoncelli Adolfo, Pagnoncelli Alessandro, Pagnoncelli Giovanni,Pagnoncelli Giovanni, Pagnoncelli Ulisse, Ravasio Giacomo, Ravasio Gerolamo, Ravasio Pietro, Riva Pastore, Roncalli Angelo,Roncalli Egidio, Rota Mario, Scaglia Emilio, Scaglia Giovanni, Scaglia Pietro, Tasca Giosuè, Tasca Luigi (vittima civile), Vegini Vittorio, Verzeni Vittorio, Vitali Pasquale.
Restano ancora vivi nella memoria dei reduci gli anni di guerra e di prigionia.

 

 

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